Quello che il D.LGS 81/08 non dice

Sono passati 11 anni dall’entrata in vigore decreto legislativo 81/08 conosciuto anche come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro in Italia, che traccia le linee guida per i datori lavoro in riferimento alla prevenzione, alla tutela della salute fisica e mentale, in ogni ambiente di lavoro, alla valutazione dei rischi e alla sorveglianza sanitaria, al primo soccorso, all’antincendio ecc. ecc.

Un testo che ha recepito le norme europee sulla salute dei lavoratori, inteso come un indicatore a trecentosessantagradi (360°).

Nonostante un buon consulente possa essere particolarmente attento alla valutazione dei rischi,  alle misure di prevenzione e protezione, magari nella sua attività ha condotto l’azienda all’ottenimento di certificazioni Qualità, Ambiente e Sicurezza ecc., la domanda che ci dobbiamo porre è:  abbiamo fatto tutto il necessario per portare valore aggiunto al nostro cliente?

Conseguentemente sorgono altri interrogativi come:

  • Sono state prese in considerazione le componenti morali e sociali dell’azienda a tutti i livelli?

Ad es. azienda familiare con padre e figlio o fratelli, multinazionali, aziende strutturate o complesse, aziende con dipendenti in stato di mobilitazione con vertenze sindacali in essere, aziende con dipendenti ad alto tasso di anzianità……

  • Siamo sicuri che in produzione tutto proceda nel migliore dei modi? Sono stati considerati atteggiamenti particolari dei lavoratori cercando di individuarne i motivi???  Ad es. l’errato utilizzo dei DPI è dovuto alla scarsa informazione o ad una mancanza di comunicazione?
  • Siamo sicuri che oltre alla perfetta documentazione non sussistano altri problemi? Ad es. infortuni frequenti. E stato esaminato il Registro degli Infortuni?
  • Ci sono comportamenti che possono fare pensare a qualcosa che non va?
  • Chiediamo se l’azienda è assicurata RCT E RCO … domandando magari anche i massimali e la rivalsa INAIL?
  • Qualcuno potrebbe obbiettare…. “Ma scusate, noi siamo dei tecnici, dei consulenti, e di questi aspetti non ci dobbiamo preoccupare!!!

Niente di più errato: SE VOGLIAMO POSSIAMO FARE MOLTO DI PIU’ PER IL NOSTRO CLIENTE!!

Se un’azienda dove siamo Responsabili del Servizio di prevenzione e Protezione (RSPP) non investe in materia di sicurezza sul lavoro, cosa ci comportiamo?

A- Ci teniamo ugualmente il cliente, perché paga bene e pazienza se non si adegua;

B- Lo invitiamo a trovarsi un altro RSPP;

C- Non ci sentiamo particolarmente responsabili non avendo potere di spesa, per cui una volta redatto il foglio prescrizioni, siamo tranquilli.

Inoltre, ci siamo mai interrogati di quale tipo sia l’approccio consulenziale che adottiamo?

  1. Autoritario
  2. Problem Solving
  3. Indifferente

Per essere efficaci nella nostra consulenza di solito oltre ai referenti operativi imposti dall’azienda occorre dialogare anche con chi ha potere di spesa, es. direttore, amministratore unico, datore di lavoro.

Dalla nostra esperienza quando i referenti sono persone diverse da chi ha potere di spesa, i risultati di miglioramento sono scarsi o nulli. Consapevoli di questo, abbiamo deciso di imporre nei nostri contratti di consulenza, incontri periodici con il datore di lavoro o direttori; tale soluzione è stata adottata per sensibilizzarli sulle problematiche aziendali trovando talvolta persone ignare sulle problematiche.

A questo punto, di solito, diventa più semplice pianificare gli interventi di miglioramento e fidelizzare in modo durevole il cliente.

Altre volte si subiscono le decisioni del cliente tendendo così ad assecondarlo.

Ma quando parliamo di sicurezza dei lavoratori, dobbiamo trovare le argomentazioni giuste per dire le cose come stanno, anche quando si parla con figure apicali, che spesso vedono la sicurezza sui luoghi di lavoro come un obbligo imposto dalla legislazione … e siate sicuri che se anche inizialmente non condivideranno le proposte, in seguito ringrazieranno ed apprezzeranno il nostro intervento.

Gli indicatori sia oggettivi che soggettivi, di come viene percepita la sicurezza sul lavoro, sono il punto di partenza per il consulente per la sicurezza sul lavoro, che a titolo esemplificativo ma non esaustivo riassumiamo:

  • Tipologia infortuni, Infortuni frequenti e ripetitivi, infortuni accidentali;
  • Idoneo Utilizzo DPI e verifica;
  • Conoscenza da parte dei Lavoratori dei rischi ai quali sono soggetti ed eventuali conseguenze;
  • Coinvolgimento del datore di lavoro (DL) sulla valutazione dei rischi aziendali (es. Riunione art.35);
  • Ordine e pulizia aziendale;
  • Rispetto delle regole aziendali;
  • Organizzazione aziendale sulla sicurezza e divulgazione della stessa alle maestranze;
  • Chiarezza sulle responsabilità: individuazione di Preposti, Dirigenti, ecc. ecc.

In questi anni, gli esperti della sicurezza avrebbero dovuto vedere dei cambiamenti significativi nelle aziende, eppure, anche se dal punto di vista normativo sembra tutto essere in regola, non sempre la realtà lavorativa quotidiana corrisponde a quanto previsto dalla 81/08.

In futuro magari attraverso il portale di Federsicurezza Italia, intendiamo proporre spunti di riflessione, best pratices e case history per andare oltre le norme, oltre le adempienze e favorire la creazione di una autentica cultura della sicurezza, in cui il benessere dei lavoratori diventi sia un valore aziendale che una responsabilità consapevole individuale.

Un approfondimento che vuole rafforzare il concetto che anche in periodi di crisi economica e lavorativa (come quello in cui operiamo) la sicurezza dei lavoratori deve restare un obbiettivo di primaria importanza.

E’ nostra volontà sviluppare uno strumento di valutazione che misuri quanto la sicurezza sia un valore legato ad una motivazione estrinsecami proteggo per evitare punizioni o ricevere premi” piuttosto che alla motivazione intrinseca, più stabile e duratura nel tempo “mi proteggo perché è importante per me e la mia azienda condivide questo valore“.

 

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