Perché dovresti investire di più nella selezione del personale?

Cosa c’entra la selezione del personale con la salute e il benessere, nonché la sicurezza, di lavoratori e lavoratrici sul posto di lavoro? Tanto. Tantissimo.

In un momento storico, che purtroppo perdura da tempo, in cui ci sono moltissime persone alla ricerca di un lavoro a fronte di un’offerta non proprio abbondante e variegata, potrebbe sembrare che per le aziende sia molto più facile e veloce inserire il personale di cui abbia eventualmente bisogno.

La realtà delle cose ci racconta, invece, una storia diversa. Mai come in questi anni, infatti, imprenditori e imprenditrici si lamentano di non riuscire a trovare le persone giuste, di trovarsi in azienda persone che si rivelano essere molto diverse da quello che avevano sperato e visto nella fase di selezione, con grossi problemi che si riflettono poi sulla produttività e sul benessere di società e compagnie che già devono navigare con fatica nel mare in tempesta di questa crisi economica che sembra non avere mai fine.

Lasciando per un attimo tra parentesi il pur reale problema dell’eccessiva tassazione che le aziende subiscono alla voce di costo “risorse umane”, una chiave importante della soluzione di questo problema sta proprio nel processo di ricerca e selezione.

La ricerca del personale non dovrebbe essere un semplice “mi serve qualcuno per coprire quelle ore”, ma nascere da una vera e propria analisi dei bisogni aziendali che, se ben fatta, potrebbe addirittura portare a pensare ad una ristrutturazione interna con le risorse già presenti, oppure ad un percorso di miglioramento e ottimizzazione dei processi aziendali. Una fase che, purtroppo, o viene trattata sbrigativamente o che viene addirittura ignorata.

Solo quando si è davvero sicuri che la soluzione non stia dentro all’azienda ha senso rivolgersi all’esterno. E qui viene la parte importante: come viene composta la job description. Vedo testi altisonanti, richieste roboanti di lauree, master, conoscenze fluenti di una, due, tre lingue straniere, il tutto possibilmente sotto i 29 anni così si può proprio un tirocinio, un percorso di Garanzia Giovani o un apprendistato. Poi il/la 25enne neolaureato senza alcuna vera esperienza lavorativa viene inserito/a senza un serio percorso di formazione o affiancamento. Fatica (come è ovvio che sia) ad adattarsi ai ritmi. Fa degli errori (come è normale che sia) che se va bene sono veniali e senza conseguenze, se va male hanno conseguenze sulla sua salute e quella di chi gli/le sta intorno. Poi, una volta arrivato/a a regime, 2 o 3 anni dopo decide di lasciare l’azienda perché, come è molto probabile che sia, la vita lo/a sta portando in direzioni differenti.

E si ricomincia daccapo. Spendi tempo e soldi per cercare un’altra persona. Ri-destabilizzi il sistema azienda con una uscita e un nuovo ingresso. Ri-addestra, reinserisci e spera che vada tutto bene.

Mentre intanto il/la 45enne con diploma e una bella esperienza alle spalle, un knowhow solido e un inglese claudicante che sarebbe disponibile a migliorare se l’azienda gliene desse la possibilità, se ne sta a spasso girando tra centri per l’impiego e agenzie per il lavoro.

Tutto questo per dire. Fermiamoci. Facciamo delle considerazioni e dei calcoli che arrivino a guardare un po’ oltre i prossimi 6 mesi. Quale è l’identità della tua azienda? Di che persone ha bisogno per funzionare bene?

E poi, investi seriamente nel futuro della tua azienda, chiedendo consulenza a chi ricerca e selezione le fa per mestiere. Supera i tuoi pregiudizi e le tue simpatie e accogli nella tua realtà imprenditoriale chi può davvero aiutarti ad arrivare al tuo obbiettivo.

Quale è la persona giusta per la tua azienda invece che la persona ideale?

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