La zona di comfort in azienda

Non sempre abbandonarla può essere una buona idea!

La cosiddetta zona di comfort è un argomento gettonatissimo in questi anni. Viene spesso rappresentata come un comodo divano che ci avvolge nella pigrizia fisica e mentale ed è associata ad idee negative, come se stare nella zona di comfort fosse la cosa peggiore che ci può capitare.

Purtroppo, come sempre, quando si parla di questioni umane gli estremismi non sono mai utili, anzi, presentare la situazione in termini assoluti come scritto qui sopra può essere addirittura deleterio.

Vediamo brevemente cosa si intende per zona di comfort e i suoi correlati. La zona di comfort viene generalmente rappresentata come una circonferenza intorno a noi, può essere più o meno ampia e rappresenta tutto ciò che ci fa sentire al sicuro (persone, compiti, competenze di vita) e in cui sentiamo di avere una buona padronanza. Oltre la zona di comfort ci sono tutte le diverse aree di sperimentazione per noi nuove. Se ci muoviamo poco al di là della zona di comfort, accogliendo via via pochi nuovi elementi adeguatamente gestibili, allora ci siamo mossi nella zona di apprendimento. Un’area di grandezza (metaforica) variabile che potrebbe trasformarsi in zona di comfort se abbiamo la possibilità di farci adeguata esperienza.

Se, invece, nel cercare di imparare a fare qualcosa di nuovo facciamo, per così dire, un passo più lungo della gamba, rischiamo di finire nella zona di panico, ovvero in un’area troppo nuova e troppo sfidante per noi in quel momento. Un po’ come se alla prima lezione di guida, l’istruttore ci lasciasse da soli/e in mezzo alla rotonda più trafficata della città.

Ultimamente tutti i motivatori e le motivatrici che popolano il web spingono chiunque ad uscire dalla zona di comfort, come se questa fosse la fine di tutta la creatività e del movimento. In realtà, riuscite ad immaginare come sarebbe la nostra vita se ogni cosa che facciamo richiedesse di uscire dalla zona di comfort? Sarebbe estremamente stressante, al punto di diventare pericolosa per noi stessi/e e per le altre persone perché significherebbe che non saremmo mai davvero sicuri/e di nessuna cosa che facciamo.

Come sempre ciò è che utile per un essere umano è l’equilibrio: un buon bilanciamento tra la nostra zona di comfort e le incursioni nella zona di apprendimento, al fine di garantirci una crescita e una evoluzione, senza crearci eccessivo stress e trovarci troppe volte e per troppo tempo in situazioni impreviste e ingestibili perché troppo nuove o troppo lontane dalle nostre attuali competenze.

In azienda, naturalmente, questo è un aspetto fondamentale. Molto spesso la sicurezza delle persone è messa a repentaglio proprio perché non si rivolge adeguata attenzione a fare in modo che le persone al lavoro si muovano all’interno di una solida e stabile zona di comfort, specialmente nei compiti che possono mettere a repentaglio la loro vita.

Tutte le procedure di emergenza così come i compiti quotidiani che portano con sé una certa quota di rischio individuale e collettivo devono essere assolutamente ambiti lavorativi in cui le persone si sentono al sicuro e in cui sentono di avere un’ottima padronanza.

Questo significa dedicare più tempo e più energie alla formazione nell’ambito della sicurezza, affinché queste aree di competenza da zona di panico si trasformino in zona di apprendimento ed infine, dopo adeguata pratica, si stabilizzino come zona di comfort.

Guidare un carrello elevatore, salire su una piattaforma mobile elevabile, trovare l’uscita di sicurezza in caso di incendio dovrebbero essere compiti che sappiamo fare senza pensarci.

La nostra sicurezza al lavoro non è un slogan, e ogni azienda dovrebbe impegnarsi affinché la maggior parte della nostra giornata lavorativa si svolga all’interno della nostra zona di comfort.

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