Di lavoro si continua a morire…

Speravo sinceramente di non riprendere più questo doloroso argomento, già approfondito mesi fa in questo blog, ma l’aumento dei casi mortali sul lavoro nei primi 7 mesi del 2019 come emerge dalla relazione al 31 luglio dell’INAIL, e il drammatico allarme lanciato dalla stampa nazionale secondo il quale sempre più aziende in crisi risparmiano sulla sicurezza, mi ha consigliato di ritornare sull’argomento, consapevole però che questo articolo avrà gli stessi effetti di chi pensa di  togliere l’acqua del mare con un bicchiere.

Cosa dicono i dati dell’INAIL?

Che di lavoro si continua a morire e che il numero dei casi mortali è in continua crescita.

599 morti sul lavoro in soli 7 mesi!!! Oltre 85 vittime ogni mese!!!!                                                                                                                                                                                                                                    Cifre da brividi, ma che purtroppo quando queste notizie passano nei TG serali ci lasciano quasi indifferenti, quasi come tutto sommato fosse normale morire nei campi, in un cantiere schiacciati da un carico sospeso o soffocati all’interno di una cisterna.

Perché questi numeri sono in continua crescita?

Le cause sono molteplici e arcinote.

Vogliamo elencarle nella speranza di sensibilizzare le coscienze di chi può veramente fare qualcosa per arginare questo triste fenomeno.

 

  • La crisi economica e quindi sempre meno risorse destinate alla formazione, all’addestramento e all’acquisto di DPI;
  • La tipologia dei contratti, con lavori sempre più occasionali e precari, dove manca il tempo per un’adeguata formazione;
  • I pochi controlli soprattutto in alcuni settori e in alcune parti d’Italia;
  • L’esperienza del lavoratore che spesso porta a sottovalutare i rischi nel proprio lavoro;
  • Corsi di formazione spesso sulla carta, o notevolmente “ridotti” anche quando parliamo di lavori molto pericolosi, come l’uso di attrezzature di lavoro, di lavori in quota, di lavori in ambienti confinati, dove in caso di incidente il prezzo che si paga è salatissimo.

 

La relazione dell’INAIL registra, inoltre, che aumentano le morti bianche in Agricoltura, mentre diminuiscono in Industria e Servizi, che sono maggiormente localizzati nell’Italia Centrale, Meridionale e nelle Isole, mentre sono in calo a Nord Ovest e a Nord Est dove il Veneto con 17 casi in meno.

 

A Parallelo 45 Rovigo, non possiamo gioire per quest’ultimo dato, lo potremo fare solamente quando sarà ZERO, però ci incoraggia a continuare nella nostra missione di favorire in giro per l’Italia, l’apertura di altri centri di specializzati nella formazione dei lavoratori, dove garantire ai committenti, standard qualitativi di formazione sempre più elevati, ovunque essa si faccia, sempre caratterizzati dallo slogan “non c’è formazione vera senza addestramento”.

 

Dopo Rovigo, Piacenza e Verona, questo mese taglieremo il nastro anche a Spilimbergo per le provincie di Pordenone e Udine e a fine novembre a Meolo per le provincie di Venezia e Treviso. Ma il format piace moltissimo e i contatti si allargano, con buone probabilità di nuove aperture nella parte Occidentale e Centrale dell’Italia.

 

Parallelo 45, ambisce a diventare un centro di formazione territoriale per la sicurezza sui luoghi di lavoro, garante per l’organo di controllo che la formazione ai lavoratori viene fatta in ambienti idonei ed attrezzati, con professionisti pre-qualificati del settore e quindi di qualità elevata.

 

Il nostro “piccolo” contributo, per debellare quella che possiamo definire piaga sociale, sarà proprio questo.

Attivarci per aprire nuovi centri di addestramento, in modo che Parallelo 45 possa essere riconosciuto dall’ I.N.A.I.L. quale centro di Garanzia, attribuendo a coloro che Vi svolgono la formazione dei propri collaboratori, un punteggio maggiore in sede di compilazione del Modello OT24 per la riduzione del tasso medio di tariffa.

 

 

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