Cibi surgelati ed identificazione nel menù

Non è altro che un ricordo ormai, ma tutti l’abbiamo letta la notizia del noto ristoratore a Torino che, dopo un blitz dei NAS è stato sanzionato per la mancata indicazione nel menù di prodotti surgelati.

A suo tempo tale notizia aveva allarmato gli addetti ai lavori ma anche i consumatori più attenti ed esigenti, dopo un anno dal fatto però, c’è ancora qualcosa da chiarire in merito e cercheremo di vedere quali sono le regole da applicare.

La normativa vigente impone l’esplicita indicazione nel menù dei piatti preparati di tutti gli alimenti, materie prime e ingredienti che sono congelati o surgelati; tale indicazione appare segnalata con un asterisco (*) a lato dell’ingrediente/piatto da indicare. Le diciture corrette da riportare sono:

– “*i piatti sono preparati con materia prima congelata o surgelata all’origine”,

oppure
– “*alimento congelato/surgelato”.

La mancanza dell’indicazione del prodotto surgelato nel menù è da considerarsi tentativo di frode in commercio (art.515 del Codice Penale) e sanzionato con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a € 2.065.

 

Codice Penale
Art. 515.
Frode nell’esercizio del commercio.

Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065,00.

 

 

La stessa linea è stata anche confermata dalla Cassazione Penale con sentenza n. 44643 del 05.11.2013:

in cui il caso vedeva alcuni titolari di un esercizio per la somministrazione di cibi e bevande compiere atti idonei univocamente diretti a consegnare agli acquirenti cibi congelati, benché detta qualità non fosse indicata nella lista.
Mentre il giudice di primo grado aveva escluso che la semplice detenzione, all’interno di un frigorifero, di merce congelata e la mancata indicazione nella lista delle vivande di detta qualità integrasse la fattispecie degli atti idonei diretti in modo non equivoco alla vendita fraudolenta, la Corte d’Appello affermava che tale condotta integrasse l’ipotesi del tentativo di frode in commercio: secondo i giudici territoriali, infatti, l’inserimento degli alimenti congelati nel menù, senza la menzione della indicata qualità, costituiva un’offerta al pubblico, in quanto tale non revocabile, con la conseguente idoneità della stessa a determinare il conseguimento del risultato illecito; si conferma, quindi, “…la detenzione di alimenti congelati/surgelati nelle celle freezer o congelatori di un ristorante integra un tentativo di frode in commercio quando sul menù non è indicato lo stato fisico (congelato o surgelato) di quegli alimenti.”

Si precisa, quindi, che la sola detenzione in cella di prodotti surgelati viene considerato delitto tentato: “la detenzione di alimenti congelati o surgelati all’interno di un esercizio commerciale, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale qualità, integra il reato di tentativo di frode in commercio, atteso che tale comportamento è univocamente rivelatore della volontà dell’esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita.”

La Cassazione Penale, con sentenza n. 899 del 13.01.2016:
si è espressa sulla problematica ribadendo il concetto che “…la detenzione di alimenti congelati/surgelati all’interno di un locale di somministrazione, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale caratteristica, integra il reato di tentativo di frode in commercio, trattandosi di condotta univocamente idonea a consegnare ai clienti un prodotto diverso, per qualità, da quello dichiarato.”

L’obbligo di indicare ne menu i prodotti congelati che non possono essere venduti per freschi non è solo correttezza ma sicurezza alimentare; per la giurisprudenza il menù «equivale ad una proposta contrattuale nei confronti dei clienti».

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