8 Marzo: lavoro, sicurezza e salute al femminile!

LE DONNE E LA SSL (SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO)

Gli uomini e le donne non sono biologicamente uguali (differenze di sesso) e anche le rispettive professioni, condizioni lavorative e modalità di trattamento sono diverse (differenze di genere).

Vi sono differenze che possono incidere sui rischi sul luogo di lavoro e sul modo di valutarli e controllarli; per questo l’EU-OSHA (AGENZIA EUROPEA PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO) conduce ricerche e accresce la conoscenza anche sulle problematiche della sicurezza e salute delle lavoratrici.

 

DIFFERENZE CHE POSSONO INCIDERE SULLA SSL

Le donne lavorano in settori specifici e svolgono tipi specifici di lavoro; coniugano una duplice responsabilità, sul luogo di lavoro e a casa; sono sottorappresentate a livello di supervisione e di gestione; sono fisicamente diverse rispetto agli uomini; svolgono mansioni che sono spesso erroneamente considerate sicure e semplici. Spesso queste differenze non vengono riconosciute nella prassi in materia di salute e sicurezza e, per di più, i rischi correlati ai carichi di lavoro e allo stress per le donne sono spesso sottovalutati.

 

COSA POSSONO FARE I DATORI DI LAVORO

I datori di lavoro possono: puntare a rendere il lavoro più sicuro e più facile per tutti; inserire le problematiche legate al genere nella valutazione dei rischi; essere flessibili per quanto riguarda gli orari lavorativi; coinvolgere le donne nel processo decisionale in materia di SSL.

Questo approccio è vantaggioso per tutti i dipendenti, non solo per le donne!

 

COS’È IL GENDER GAP (DIVARIO DI GENERE)?

Il GENDER GAP di un paese è’ la differenza di possibilità dovute all’appartenenza a un genere (maschile o femminile). Se il divario è alto vuol dire che nascere uomo o donna in quel paese è molto differente.

 

CHI MISURA IL GENDER GAP E A CHE PUNTO È L’ITALIA?

Il WORLD ECONOMIC FORUM (WEF) ogni anno (dal 2006) produce una graduatoria sul divario di genere nelle principali nazioni del mondo. L’indice complessivo considera quattro macro-aspetti:

  • PARTECIPAZIONE ALLA VITA ECONOMICA/LAVORATIVA,
  • PARTECIPAZIONE ALLA POLITICA,
  • ACCESSO ALL’EDUCAZIONE
  • LIVELLO DI SALUTE

Viene stilata anche una graduatoria separata per ciascuno degli aspetti considerati e vengono fatti confronti fra paesi simili per reddito o appartenenti alla stessa area geografica. Secondo l’ultima relazione sulle differenze di genere, a livello mondiale il gap tra uomini e donne purtroppo si è allargato su tutti e quattro i fronti.

In questo contesto anche l’Italia non brilla. Nel 2017, infatti, è scivolata all’82esimo posto, su un totale di 144, perdendo ben 32 posizioni rispetto all’anno precedente e 41 rispetto al 2015.

Le cause di questo vistoso arretramento sono legate al maggior divario tra i sessi nella rappresentanza politica e, soprattutto, nel mondo del lavoro. Se il divario di genere si è notevolmente ridotto per l’istruzione, si è allargato quello relativo alla salute e restano molte differenze anche in campo economico, a causa delle disparità reddituali (103esima posizione), salariali (126esima) e per la partecipazione alla forza lavoro (89esima). In Italia, infatti, le donne rappresentano circa il 52% (27 milioni) della popolazione con più di 15 anni, ma solo il 42% (circa 9,5 milioni) del totale degli occupati.

 

IL DIVARIO DI GENERE CI DANNEGGIA?

Anzitutto, il divario di genere è un problema di equità e meritocrazia. Inoltre, le nazioni e le organizzazioni possono essere competitivi solo se riescono a sviluppare e utilizzare tutti i talenti a disposizione e quindi se il divario di genere è ridotto. Sono stati fatti molti studi che indicano chiaramente come una maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro aumenterebbe il PIL. (Per approfondire: GLOBAL GENDER GAP REPORT 2018).

DIFFERENZE DI GENERE NELLA NORMATIVA ITALIANA

Le differenze di genere sono entrate a pieno titolo nella normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, sia a livello comunitario, sia a livello nazionale. Il Testo Unico sulla sicurezza, infatti, introduce uno specifico riferimento alla differenza di genere, cui va prestata, da parte dei datori di lavoro, particolare attenzione nelle attività di formazione, prevenzione e gestione dei rischi.

Con l’emanazione del D.lgs. 81/08 si introduce una concezione nuova di salute e sicurezza sul lavoro, non più “neutra”, ma in grado di considerare le “differenze di genere” in relazione alla valutazione del rischio e alla predisposizione delle misure di prevenzione. Nella norma viene sottolineato come la probabilità che si produca un’alterazione dello stato di salute non dipende solamente dalla natura e dall’entità dell’esposizione ma anche dalle condizioni di reattività degli esposti.

A fronte di una legge che stabilisce la tutela della salute nei luoghi di lavoro orientata al genere, le indicazioni richiamate nel D.lgs. 81 purtroppo non sempre risultano di facile applicazione. La prima difficoltà nasce dalla mancanza di metodi standardizzati che tengano conto dell’approccio di genere per valutare il rischio occupazionale.

 

COME INSERIRE I FATTORI INERENTI AL “SESSO” E “GENERE” NELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE?

Alcune interessanti indicazioni vengono dalla medicina di genere che associa le diverse caratteristiche biologiche (maschili e femminili) ai diversi effetti osservati in lavoratori e lavoratrici, esposti agli stessi rischi “specifici” (chimico, fisico, biologico, ergonomico, e di sovraccarico muscolo-scheletrico).

Per esempio, tra uomini e donne esistono numerose differenze nell’assorbimento, nel metabolismo e nell’eliminazione degli agenti chimici che, a parità di esposizione, possono modificare il rapporto dose/effetto, conosciuto come “soglia di esposizione”. I limiti espositivi sono stati finora elaborati in modalità “neutra” e sebbene siano cautelativi (molto al di sotto della dose in grado di indurre danni) non rappresentano soglie universalmente valide, potendo variare in base al sesso, a fattori genetici e agli stili di vita.

Altro aspetto organizzativo che dovrebbe essere considerato riguarda il lavoro domestico e di cura familiare, spesso sbilanciato tra il genere femminile e maschile, creando, soprattutto per le donne, un doppio carico lavorativo che, in Italia, sopperisce all’assenza di un idoneo sistema di welfare.

Quando le richieste lavorative eccedono le capacità individuali di risoluzione, lo squilibrio avvertito dal lavoratore/lavoratrice può generare il cosiddetto “stress lavoro correlato” che può indurre uno stato di malattia sia psichico che fisio-patologico.

 

BOLLETTINO DELLE DENUNCE DI INFORTUNIO E MALATTIE PROFESSIONALI DELL’INAIL

Contiene informazioni riferite al numero delle denunce di infortunio e malattie professionali.

In questa figura possiamo vedere le denunce del 2017 che riguardano in particolare le donne.

I dati del 2018 sono visibili nel BOLLETTINO DENUNCE DI INFORTUNIO E MALATTIE PROFESSIONALI INAIL.

 

 

In questo 8 Marzo 2019 vorremmo sottolineare l’importanza della valutazione del rischio al maschile e al femminile, anche per abbattere le barriere culturali che creano differenze o discriminazioni e valorizzare il benessere di chi lavora.

Fare prevenzione integrando il concetto di genere nella valutazione del rischio sul luogo di lavoro e del rischio stress lavoro-correlato è fondamentale, infatti, sia per realizzare quanto previsto dalle norme vigenti in materia di pari opportunità, sia per diffondere la cultura della valorizzazione della diversità.

Tenere conto delle differenze è fondamentale per una prevenzione migliore.

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